Si è svolto di recente online il forum dal titolo “La Cina vista dall’estero: l’espressione globale dell’estetica cinese e il dialogo tra le civiltà”. Organizzato dal Global Times, l’evento è stato moderato da Andrea Bellini della School of Arts della Peking University. Alan Macfarlane, professore emerito dell’Università di Cambridge, membro della British Academy e life fellow del King’s College, e Ai Lin, direttrice del Deji Art Museum di Nanchino, hanno tenuto gli interventi principali e preso parte al dibattito sulla diffusione dell’estetica cinese all’estero, sui musei digitali, sulla comprensione interculturale e sulla cooperazione tra musei.
Macfarlane ha esordito con il paradosso della globalizzazione. Il mondo è più connesso, ha affermato, ma la distanza culturale tra le civiltà non è scomparsa. Serve un nuovo modo di pensare: occorre approfondire la comprensione reciproca senza appiattire le differenze. Ha preso come esempio la parola cinese shanshui, spesso tradotta in inglese come “landscape” (paesaggio), ma che letteralmente significa “montagna e acqua” e unisce movimento e quiete, solidità e fluidità, relazioni anziché oggetti isolati. Dal Rinascimento in poi l’Occidente ha privilegiato la prospettiva e l’osservatore che guarda il mondo dall’esterno. Nella pittura cinese non esiste un punto di vista privilegiato: lo sguardo viaggia attraverso il paesaggio. Nella pittura occidentale l’uomo domina spesso la natura, mentre in quella cinese appare spesso minuscolo e subordinato a essa.
Ai ha presentato la mostra digitale del Deji Art Museum dedicata al Jingling Scroll, un lungo rotolo che raffigura l’antica Nanchino. Se il dipinto fosse stato semplicemente collocato in una teca, i visitatori poco familiari con la cultura cinese avrebbero forse visto soltanto “tante persone”. Il museo ha quindi realizzato una mostra digitale immersiva con un enorme schermo LED lungo circa 110 metri e alto 3,6 metri. I visitatori, dotati di braccialetti smart, possono scegliere dei personaggi tramite il proprio telefono. Gli avatar digitali li seguono poi in tempo reale sullo schermo LED, permettendo loro di entrare nel dipinto e interagire con i suoi abitanti. Un indovino, ad esempio, può rivelare ai visitatori il loro segno dello zodiaco cinese in base alla data di nascita, aiutando così il pubblico straniero a comprendere un concetto di cui magari ha sentito parlare ma che non ha mai vissuto in prima persona.
Ai ha inoltre osservato che i giovani cinesi scelgono spesso i musei come prima tappa quando visitano una città e sono desiderosi di confrontarsi con prospettive globali.
Di Xu Liuliu
Azienda: Global Times
Referente: XIAOYING HAN
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Città: Pechino